Disegni

“Sarà presente l’artista”,

questa a volte, la postilla che accompagna la notizia dell’ evento inaugurale
di una mostra o per dirla in stile glam di un vernissage.
La succitata nota che può rendere merito alla fama dell’artista, non
essendone scontata la presenza, potrebbe essere anche
un celato avvertimento per quegli sprovveduti cui capita,
inconsapevolmente, di scambiare opinioni sulla mostra proprio
con l’artista di turno, ignorandone l’identità.
La fenomenologia del vernissage si compone, se non si fonda,
su questi incidenti curiosi, come il rimanere fuori
dalla galleria a parlottare e pasteggiare un buon aperitivo ed andarsene
via senza aver visto neanche un’opera…
L’opera “Vernissage” di Fabrizio Sannicandro sfiora questo microcosmo,
ma non sembra costituire l’oggetto principale del suo interesse.
Il suo atteggiamento non è critico verso i soggetti che rappresenta,
li osserva, ma ne restituisce in maniera essenziale la condizione,
senza affidare alle immagini messaggi polemici, né visioni apocalittiche.
Non è nemmeno uno sguardo sociale, non denuncia vane mode,
si vedono donne che si sfregano le mani o mentre sono colte
nell’atto di bisbigliare, altre che prestano orecchio, uomini con le mani
in tasca, sguardi all’insu, atteggiamenti e condizioni contemporanee,
ma paradigmatiche di atteggiamenti e condizioni umane e dunque eterne.
Sarebbe meglio dire che si tratta di personaggi rappresentati “come
se fossero ad un vernissage”, il vernissage come metafora di qualcosa,
trattandosi di una contestualizzazione che ha subìto una rarefazione,
un distillato, un’astrazione.
Un tempo assolutizzato, come assolute sono le forme-figure, senza volto,
senza aperte caratterizzazioni, ma comunque caratterizzate.
Si viene cosi a configurare una pittura fatta di personaggi-tipo e di situazioni archetipiche.
Il “tempo assoluto” e i momenti che lo compongono….
I partecipanti al vernissage, tutti protagonisti di un’unica messa in scena.
Enza Di Matteo

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